Che fine ha fatto la sanità delle eccellenze? Caputo si dimetta.

7 ottobre 2013

4445511870_c18ddb8a82_zLo stato dell’ospedale di Rossano e della Sanità lungo tutta la costa ionica cosentina continua ad essere drammatico: accedere al pronto soccorso è un terno al lotto e prevede ore ed ore di estenuante e pericolosa attesa; ricevere ricovero è pressoché impossibile; i reparti sono pieni e sguarniti, per non parlare dell’accesso ai servizi, con prenotazioni che si  prolungano negli anni a venire; gli organici sono sotto dimensionati ed i medici risultano impotenti ed impossibilitati a garantire i servizi minimi.

Questi sono gli effetti nefasti del cosiddetto “Piano di Rientro” del Commissario Scopelliti, una sottospecie di riorganizzazione dei presidi sanitari raffazzonata e caotica, integrata da interessi politici di bassa lega e mossa esclusivamente da criteri contabili, come se il diritto alla salute fosse qualcosa di effimero e sacrificabile e senza alcuna considerazione per lo stato reale dei territori, la demografia e le infrastrutture.

Facciamo diretto riferimento alle scellerate chiusure degli ospedali di Cariati e Trebisacce che, come ampiamente previsto, hanno reso ogni emergenza una più che potenziale sciagura ed hanno riversato tutta la domanda sanitaria sui presidi di Rossano e Corigliano Calabro, i quali già risultavano insufficienti ed inadeguati.

Ricordiamo con disgusto che l’intera classe dirigente delle due principali cittadine ioniche, mossa dalla idiota mania accentratrice che la caratterizza, rimase completamente indifferente (nel migliore dei casi) alle proteste che istituzioni e popolazioni del basso e dell’alto ionio misero in atto contro la chiusura degli ospedali cosiddetti di confine.

Si tratta del rispetto di una becera tradizione: questa classe dirigente da tempo utilizza l’organizzazione sanitaria esclusivamente come strumento di potere e di ricatto persino tra gli stessi territori del comprensorio, lottando per sottrarre posti letto e servizi al prossimo piuttosto che per garantire il diritto alla salute e l’efficienza dei servizi.

Oggi questa situazione è intollerabile.

Il nuovo ospedale di Contrada Insiti avrebbe potuto rappresentare un punto di ripartenza se contestualmente alle solenni annunciazioni si fosse provveduto ad ammodernare e rafforzare i presidi sanitari esistenti, i quali restano imprescindibili non per comodità come pensa qualcuno, ma a causa del tessuto infrastrutturale e dell’orografia di questo territorio. Al contrario si è usata l’inattendibile promessa di un nuovo mega-ospedale per chiudere e depotenziare quelli esistenti devastando le nostre comunità, e mentre la nostra gente muore per le strade e nei reparti, l’ospedale nuovo è una chimera e vive solo nelle chiacchiere  e nei comunicati di propaganda di partito.

Un anno fa, di questi tempi, l’onorevole Caputo insieme a tutta la sua corte, fedele scudiero del Governatore Scopelliti, difendeva a spada tratta il piano di rientro non solo minimizzando la drammaticità profonda della situazione, ma addirittura sostenendo che quello di Rossano sarebbe diventato l’“ospedale delle eccellenze”.

Di fronte alla schiacciante realtà di una sanità al collasso, crediamo sia giunto il momento di chiedere il conto a chi, per nome e per conto dei cittadini, ha difeso questo piano di rientro e continua a sostenere la giunta che lo ha attuato: il consigliere Caputo si dimetta.

Quel piano di rientro era già indifendibile allora, era indifendibile ancor prima, quando determinava la chiusura degli ospedali di confine, ed è palesemente un atto criminale nei confronti delle nostre comunità, un atto incivile, un atto che nega ai cittadini il diritto inalienabile alla salute e per questo va ritirato. La sanità deve essere riorganizzata colpendo gli interessi corporativi e politici (trasversali) che l’hanno resa inefficiente e non negando il servizio ed il diritto alla salute a delle comunità.

 

 

Movimento TERRA e POPOLO – Rossano

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