“Non dategli quei documenti”. L’offerta tecnica dell’appalto rifiuti non s’ha da guardare

8 Agosto 2014

Chi vuole impedirci di controllare la raccolta dei rifiuti?

divieto-d'accesso

Per evitare di arrivare a questo punto le abbiamo provate tutte: abbiamo atteso cinque mesi (la legge impone alla pubblica amministrazione 30 giorni di tempo), abbiamo inoltrato decine di richieste spiegando l’abuso che gli uffici comunali stavano commettendo, abbiamo chiesto ed ottenuto un incontro con il Segretario Comunale ed il responsabile della trasparenza,abbiamo persino proposto ai dirigenti responsabili la consulenza gratuita del nostro avvocato.
Nulla, tutto inutile, ci è stato negato l’accesso ad un documento di evidente interesse pubblico, di altissima sensibilità ambientale e sanitaria e, visto il contesto dei rifiuti calabresi, anche di significativa rilevanza ai fini della prevenzione nei confronti della criminalità organizzata.

Che cosa significa non dare al movimento Terra e Popolo il progetto sulla raccolta dei rifiuti a Rossano? Semplice:nessuno può controllare chi viene pagato profumatamente per raccogliere i rifiuti,nessuno può sapere quali sono gli obblighi e quali le facoltà, nessuno può verificare se la propaganda ossessiva di queste settimane abbia un effettivo riscontro o meno. Propaganda fatta casa per casa o con manifesti, riunioni, comunicati stampa,tutto pagato coi soldi nostri. La cosa diventa ancor più ridicola quando, all’interno della polemica tra l’azienda che ha vinto l’appalto (l’unica ad essersi presentata) e la CGIL, è stata proprio la ditta a dire di “attenersi al progetto tecnico”: tanto non può verificarlo nessuno.

In questi mesi la verità che si cela dietro questa storia si è spesso rivelata palesemente ai nostri occhi, ogni qual volta abbiamo smontato le ridicole giustificazioni degli uffici competenti eppure, puntualmente, abbiamo ottenuto solo dinieghi o rinvii:a decidere se dare o non dare determinati documenti, a non volere che i cittadini siano informati e possano controllare il corretto funzionamento delle cose, non erano i nostri interlocutori ma i maldestri damerini della classe politica che da decenni gestisce gli affari comunali con risultati catastrofici.

Nonostante questo abbiamo provato, fino all’ultimo, a far ragionare i responsabili di questi procedimenti, ma non c’è stato nulla da fare ed ora ci siamo scocciati. Ci è stato detto, anche provocatoriamente, “fate ricorso al TAR” così nel frattempo l’acqua passa sotto i ponti, ma con noi non funziona così.

Ci apprestiamo a denunciare per omissione ed abuso gli uffici comunali competenti e lo facciamo con sincero e profondo rammarico, consapevoli che le persone che verranno interpellate per questi fatti, seppure non esenti da errori, non hanno fatto altro che assecondare delle volontà diverse, strumentali, probabilmente pseudo-politiche.

Lo facciamo però per iniziare a mettere in discussione il modus operandi di queste amministrazioni pubbliche, la struttura più simile ad una setta familistico-religiosa che ad un ente democratico dove meno si sa e meglio è, dove i cittadini devono essere coinvolti solo per ingoiare propaganda o, più tipicamente, per ascoltare le grottesche giustificazioni dei sistematici fallimenti di questa classe dirigente. Del resto “sistematico fallimento” è probabilmente la locuzione che meglio identificherà negli anni a venire l’amministrazione Caputo-Antoniotti, una lunga parentesi che speriamo di chiudere al più presto e di superare con politiche nuove, coraggiose e soprattutto trasparenti. Solo con questi presupposti possiamo sperare di risollevare il sud ed il nostro territorio.

Movimento TERRA e POPOLO

 

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