Sull’ospedale non accetteremo nessun altro accorpamento.

Urge investire sulle strutture esistenti.

tac pet apQuando denunciammo il progetto di spostamento del reparto di Ginecologia e Pediatria da Corigliano a Castrovillari, ormai quasi sei mesi fa, nessuno fiatò. Visto il silenzio generale della classe politica locale e dell’Azienda Sanitaria, il primo dicembre scorso abbiamo deciso di inviare una richiesta formale all’ASP di Cosenza ed alla presidenza della Regione Calabria per ottenere chiarimenti su questa vicenda, senza alcuna risposta fino a pochi giorni fa, quando la stampa ha rilanciato la notizia del pericolo di accorpamento.

Il Direttore Palumbo ha smentito questa possibilità, e per questo non possiamo non esprimere soddisfazione. Tuttavia le notizie che provengono dall’interno degli stessi reparti sono contrastanti, parlano di tempi precisi e di spostamenti di personale già pianificati. In passato abbiamo già visto operazioni di questo tipo formalizzate dalla sera alla mattina, si pensi all’ospedale di Cariati, e per questo ribadiamo che, dopo la chiusura degli ospedali di Cariati e Trebisacce ed il pedestre accorpamento tra Rossano e Corigliano, le nostre comunità non accetteranno nessun ulteriore ridimensionamento delle strutture sanitarie: la burocrazia delle ASP non provi colpi gobbi. Al contrario, risponda con trasparenza (questa sconosciuta) e rapidità alle richieste di cittadini ed istituzioni.

Il livello di assistenza nel nostro territorio è abbondantemente al di sotto del livello di civiltà, il diritto alla salute è sistematicamente negato sia in termini di quantità che di qualità del servizio, assistiamo giornalmente a casi gravi e meno gravi di malasanità che mettono i calabresi di fronte all’impossibilità di potersi curare se non emigrando.

È ormai quindi irrimandabile l’avvio di un piano di investimenti sulle strutture sanitarie esistenti prima che su ogni altra cosa, aumentando il personale medico e fornendo ai reparti gli spazi e le attrezzature necessarie per mettere ogni medico nelle condizioni di poter compiere il proprio dovere. Del resto lo hanno capito anche i bambini che col criminale “piano di rientro sanitario” con cui sono stati chiuse o ridimensionate decine di strutture, tutto si è fatto tranne che colpire gli sprechi (basti pensare ai palazzi ed ai concorsi dell’ASP), ed a pagare il carissimo prezzo di questa ridicola “austerity” made in calabria sono stati esclusivamente i calabresi, con la propria salute.

Questo sia solo l’inizio. I reparti di ginecologia, ostetricia e pediatria non solo non devono essere spostati, ma devono essere ingranditi ed attrezzati per offrire un servizio decente e garantire al personale delle condizioni di lavoro ottimali.

Ed anche quei reparti che, grazie al lavoro ed alla passione del personale medico e non, svolgono un ruolo importante sul territorio come il reparto di oncologia, devono essere potenziati con personale ed apparecchiature a partire da specifiche macchine ecografiche e dalla TAC-PET: come è possibile, nel 2015, dover andare almeno a Napoli per un esame di questo tipo?

Queste sono proposte concrete a chi gestirà nei prossimi mesi il bilancio della Sanità regionale e non ci sono più scuse: se si trovano i soldi per concorsi e concorsini, si trovino anche per tutelare la salute dei cittadini. Ed a proposito di tutela sanitaria, i calabresi sono ancora in attesa dell’istituzione reale di un registro dei tumori regionale utile a capire se, dove e perchè esistono anomalie in Calabria, scoperchiando pentoloni troppo a lungo rimasti tappati. In attesa che la pachidermica macchina regionale assuma una posizione, però, perché un lavoro del genere non viene avviato dai comuni dello ionio cosentino? Esistono istituzioni col coraggio di affrontare questa tematica?

Movimento TERRA e POPOLO

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