La riforma allagata. Lo Stato è preda di interessi personali, ma il territorio ha bisogno di autorevolezza

antoniotti-tribunalePreso anche l’ultimo fascicolo dal palazzo di giustizia di Rossano, crediamo sia giunto il momento di fare un bilancio lucido ma anche, finalmente, senza mezze verità e inutili buonismi su questa vicenda.Che la cosiddetta riforma della geografia giudiziaria sia un fallimento epocale, se ne sono accorti tutti. Le foto dell’aula bunker di Castrovillari allagata in occasione dell’importante processo antimafia seguito all’operazione “stop” hanno fatto il giro del continente: se si pensa che la burocrazia ministeriale ha permesso che il tribunale più grande si accorpasse al più piccolo col pretesto di una struttura nuova, si ha un quadro piuttosto limpido della situazione e delle falsità prodotte. Del resto in questi mesi ne abbiamo viste di tutti i colori: dai vermi in aula alle udienze negli studi dei giudici, passando per i tempi della giustizia che non solo non sono migliorati, ma sono addirittura peggiorati (se ovviamente non si tenta di far passare le prescrizioni come sentenze, soprattutto se si è un dirigente della giustizia).

In tutto questo assistiamo ormai periodicamente ad uscite infelici del Presidente del Tribunale di Castrovillari il quale, come fosse un opinionista sportivo o da talk show, rilascia interviste in cui vanta risultati eccellenti e persino di essere stato quasi il direttore dei lavori del nuovo tribunale. Un vanto, quest’ultimo, che risulta piuttosto autolesionistico visti i risultati, ma da questo atteggiamento traspare di certo un elemento chiaro: se c’è qualcuno che ha usufruito di questo folle accorpamento è un pezzo della burocrazia togata a scapito evidentemente, di un territorio, di molte comunità ed in generale del diritto alla giustizia che ha visto la soppressione, di fatto, di un servizio. Non siamo mai stati per la chiusura di un tribunale piuttosto di un altro, al contrario riteniamo che in Calabria sia necessario l’esercizio di tutti i tribunali esistenti prima di questa contro-riforma, ma ciò non sminuisce lo squallore di una riforma giudiziaria modellata, ancora una volta, come ai tempi della prima repubblica, sulle influenze personali o familiari di qualche giudice o di qualche politicante. Si tratta di una responsabilità gravissima di fronte alla storia della nostra Repubblica, di cui risponderanno non solo i Premier ed i ministri della Giustizia, ma anche il presidente Giorgio Napolitano, il quale avrebbe dovuto fare da garante in questa grottesca vicenda ed invece si adoperato in direzione opposta. Rigettiamo il goffo tentativo di un pezzo della classe dirigente locale che tenta di appioppare ad una o all’altra parte politica questo ignobile scippo, dal momento che tale scellerata riforma ha attraversato i governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi, senza quindi possibilità di scarica barile per nessuno.

Al contrario stiamo aspettando da due anni le dimissioni promesse e ripetutamente rimarcate di Antoniotti, il Sindaco delle chiusure e degli accorpamenti, dimissioni che di certo non riaprirebbero il tribunale ma sarebbero un primo passo per il rinnovamento radicale e necessario di una classe politica incapace e chiacchierona.

Riteniamo infatti che sia proprio questo il punto centrale dal quale ripartire: negli ultimi decenni abbiamo scelto i nostri rappresentanti sulla base di messe in scena elettorali, abbiamo dato fiducia a uomini e programmi senza alcuna concretezza né lungimiranza ed oggi raccogliamo i frutti amarissimi di queste scelte. Non sarà semplice né immediato, ma per riottenere servizi e strutture l’intero territorio ha bisogno di autorevolezza e di coraggio. È necessaria una classe dirigente nuova che basi la propria azione sulle esigenze del territorio, che sia in grado di pianificare oltre le mere scadenze elettorali e che abbia il coraggio di mantenere le proprie scelte con coerenza. Al momento abbiamo una classe politica incapace, persino, di assumersi le proprie più basilari responsabilità.

Movimento TERRA e POPOLO

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