Manifesto Politico – Ambiente come risorsa, non come ostacolo.

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Terra e Popolo

Manifesto Politico

Il Movimento Politico di TERRA e POPOLO non è il risultato di un compromesso tra potere e presentabilità, fra proposte reali e proposte che vogliono solo raccogliere il consenso della gente, non è un’accozzaglia di promesse elettorali.

Il Manifesto di Terra e Popolo è il risultato della discussione e del confronto tra coloro che partecipano alle assemblee di questo movimento.

  •  Ambiente come risorsa, non come ostacolo.

Da buona parte della classe dirigente l’ambiente e le norme sanitarie sono viste come una sorta di ostacolo per i progetti di speculazione privata che intendono perseguire. Come sia stato possibile in sessant’anni di “democrazia” a non riuscire a valorizzare decide di chilometri su cui si estendono splendide spiagge, valli meravigliose ed un territorio montano mozzafiato è davvero una prova evidentissima dell’inadeguatezza di un’intera classe politica.

La ferita più grande e profonda che segna il nostro territorio è certamente la centrale termoelettrica e le sue due enormi ciminiere che spezzano in due il Golfo di Sibari proprio di fronte al nostro centro storico. All’epoca le promesse di governanti ed ente energetico furono quelle di duecento mila posti di lavoro ed infrastrutture di ogni tipo, dalla ferrovia all’autostrada. Oggi sappiamo che quelle enormi caldaie piazzate a pochi metri dal mare hanno prodotto enorme inquinamento, i posti di lavoro creati sono centinaia di volte inferiori a quelli distrutti in altri settori, la ferrovia è un binario morto e la nostra unica arteria è anche detta la Strada della Morte.

Abbiamo imparato la lezione. La contrarietà ad ogni forma di riconversione dell’impianto di Sant’Irene che non preveda interamente fonti rinnovabili è il punto di partenza per ogni discussione: non siamo più disposti ad accettare nessun tipo di ricatto.

Allo stesso tempo una gestione dei rifiuti in completa discontinuità col disastro compiuto negli ultimi vent’anni da amministrazioni comunali e regionali (di ogni colore) coadiuvate da un commissariamento inutile e sprecone, è drammaticamente necessaria. È importante ribadire che non vi è alcun ostacolo tecnico o culturale per arrivare ad una gestione dei rifiuti virtuosa, ma solo interessi da tutelare.

Ciclo dei rifiuti pubblico, slegato quindi dal business di proprietari e ‘ndranghetisti, che si basi sulla raccolta differenziata porta a porta finalizzata al riciclo e riuso: con questo obiettivo da raggiungere e diffondere in tutto il territorio non possiamo non opporci ad ogni tentativo di ampliamento della discarica di Bucita, di costruzione di nuove discariche e di impianti di incenerimento, anzi.

Con una gestione oculata dei rifiuti si potrà arrivare al ridimensionamento dei depositi di rifiuti tal quali, ma questo quanto ci costerebbe?

Forse dieci volte meno di quanto ci costa foraggiare le decine di discariche private sparse nel territorio, mentre la raccolta differenziata porta a porta e la filiera del riciclo e del riutilizzo creerebbero decine e decine di posti di lavoro.

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