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Quello che non si vuole dire sull’alluvione

A quasi tre settimane dal disastroso alluvione del 12 Agosto, il movimento Terra e Popolo attraverso il suo portavoce, Flavio Stasi, inizia a scoperchiare quelle che potrebbero essere state le vere cause dell’alluvione.

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I risultati di 30 anni di politica ignobile e clientelare.

Ora mandare tutti a casa. Commissione di controllo per i fondi straordinari.

Per giorni siamo rimasti in silenzio per doveroso rispetto nei confronti di chi, in questo disastro, ha perso tutto o quasi. Abbiamo letto ed ascoltato centinaia di fesserie, giustificazioni, ed abbiamo già avuto modo di comprendere il tenore deprimente di una discussione avviata verso un ultimo, squallido scarica barile su chi doveva controllare gli argini, il letto dei torrenti, i canali di scolo.

Mentre ancora decine di famiglie hanno il fango dietro la porta di casa o nei garage, però, sentiamo il dovere anche di interpretare il sentimento comune di una comunità oggi ancor più ferita di ieri, arrabbiata e sconcertata.

Qualcuno vorrebbe farne una questione tecnica, altri giuridica: siamo profondamente convinti che quanto accaduto sia una questione prettamente politica.
È della classe politica degli ultimi 30 anni la responsabilità di aver concesso la costruzione di stabili privati in ogni dove nel territorio cittadino, laddove c’erano alberi secolari o al margine dei torrenti e delle fiumare, alle volte come nel caso del torrente Inferno, persino sopra i torrenti. Ed è responsabilità della classe politica non aver provveduto a controllare e ristrutturare gli argini, a verificare ed effettuare la pulizia dei torrenti, a verificare ed eventualmente realizzare interventi di sistemazione idrogeologica.

Qualcuno, soprattutto qualche ex-amministratore che svolge attività professionale proprio nel campo del cemento, cerca di glissare sulla questione dell’edilizia, e non parliamo solo di quella abusiva, ma anche e soprattutto di quella “legale”. Perchè? Ovvio: parliamo di una classe dirigente che ha mangiato con l’edilizia come un branco di dinosauri per 30 anni, facendo lavorare una cerchia ristretta di aziende e di professionisti, devastando il territorio ed ingrassando a dismisura i propri portafogli. Diciamo la verità: a qualcuno stava bene perché raccattava le briciole, ed ora quelle briciole si sono trasformate in tonnellate e tonnellate di fango, purtroppo anche per migliaia di cittadini che, invece, lavorano onestamente e faticosamente in un territorio già ostico. A quei cittadini ci rivolgiamo, non ad altri: ora è il momento di chiudere con questa gente.

Siamo d’accordo con chi dice che non è colpa solo di ques...

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